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Il circolo virtuoso del social housing moderno

15 novembre 2022

L’uso circolare delle risorse, in contesti abitativi che favoriscono l’interazione e la relazione, minimizza l’impatto ambientale dell’architettura e stimola la creazione di progetti innovativi per rigenerare lo spazio urbano.

 

di Nora Santonastaso

 


L’abitudine al riciclo e alla minimizzazione dell’uso delle risorse fa ormai parte della nostra routine quotidiana. Foto © Killari Hotaru / Unsplash


Quando sentiamo parlare di sostenibilità, uso consapevole delle risorse e riduzione dell’impatto ambientale, nella nostra testa si forma l’idea che tutto questo abbia a che fare soprattutto con la piccola scala della nostra vita quotidiana. La raccolta differenziata dei rifiuti e l’attenta gestione delle utenze domestiche di acqua e luce sono infatti diventate una virtuosa abitudine e sembra quasi impossibile che, in passato, non facessero parte delle nostre incombenze usuali.

 

Eppure è possibile parlare di sostenibilità anche e soprattutto in un contesto molto più ampio, alla scala dell’edificio, del quartiere e addirittura della città. Il settore dell’edilizia e dell’architettura, che storicamente è tra i più inquinanti nel panorama produttivo, può infatti essere inquadrato nella nuova prospettiva dell’economia circolare, con tutti i risvolti sociali, progettuali e ambientali che questo comporta.

 

I tre macro-temi che si possono mettere d’accordo, per far collimare esigenze e prestazioni di una contemporaneità rispettosa non solo dell’ambiente, ma anche della persona e dei suoi bisogni, sono: social housing, economia circolare e riduzione dell’impatto ambientale.

 

Immagino che sulla riduzione dell’impatto ambientale ciascuno di noi abbia raccolto e studiato nel tempo una serie di soluzioni e progetti sviluppati sulla base del recupero dei materiali alla fine del loro ciclo di vita e della minimizzazione degli sprechi nel processo produttivo.

 

A me capita sempre più spesso, quando metto mano a un nuovo lavoro di architettura, di valutare le proposte in base al loro grado di sostenibilità, oltre che rispetto alle loro qualità estetiche e tecnologiche. Credo che sia, per fortuna, un approccio molto diffuso.

 

Sui temi del social housing e dell’economia circolare penso però che sia necessario fare un punto più approfondito, che è tra l’altro l’occasione per un focus su un progetto realizzato in tempi recentissimi a Milano con l’obiettivo di mettere d’accordo la necessità di una rigenerazione urbana in una periferia molto degradata e la volontà di offrire alloggi a canoni calmierati a un’utenza dalle esigenze sempre più moderne e multiformi.

 


I progetti di social housing sviluppano un’architettura sostenibile sia sul piano concreto dell’edilizia e della rigenerazione dello spazio urbano, sia sul piano sociale e relazionale. Foto © Tom Rumble / Unsplash

 

Partiamo dalle cose semplici, ovvero dalle definizioni. Si chiama social housing quel tipo di edilizia residenziale che prevede che le abitazioni vengano affittate o vendute a prezzi calmierati, sostenibili per un mercato medio.

 

Il progetto, però, non si limita a questo, ma mira ad avere forti ripercussioni sul piano sociale. I nuclei di social housing, in Italia e all’estero, sono strutturati per favorire l’integrazione e l’utilizzo comune di alcune parti o servizi, così da generare scambi virtuosi e positivi e da costruire un significato profondo di comunità e relazione.

 

Alcuni recenti progetti di social housing, inoltre, sono strettamente legati alle tematiche della sostenibilità e del risparmio delle risorse di cui dicevamo prima, perché rappresentano una possibilità concreta di rigenerazione e riqualificazione dello spazio urbano e perché, in virtù della necessità di aggregare funzioni ed elementi di varia natura, creano l’occasione per sperimentare tecnologie e schemi funzionali innovativi, a basso consumo energetico.

 


Un progetto di social housing nella periferia di Milano: il 5Square. Foto ©  Compass Rent - Redo SGR_5Square


Arriva il momento di parlare dell’economia circolare e, anche per questa, partiamo dal significato. Si tratta di un modello di produzione e consumo - e, dunque, anche di progetto - che implica la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo dei materiali e dei prodotti il più a lungo possibile.

 

Ogni volta che un bene viene immesso nel circolo diventa dunque comune, fruibile da più persone ogni volta che si manifesta il bisogno.

 

Diventa chiaro, a questo punto, che mettere insieme social housing, rispetto dell’ambiente ed economia circolare significa costruire un modello progettuale, produttivo e di consumo dell’architettura e del territorio basato sulla ricerca, sull’innovazione, sulla minimizzazione degli impatti e sulla valorizzazione delle risorse e delle persone.

 

Un esempio concreto di questo mix virtuoso è il 5Square, complesso residenziale di social housing recentemente inaugurato a Milano e nato intorno alla necessità di riqualificare un’area periferica abbandonata al degrado e all’inutilizzo nel quadrante sud della città.

 

Oggetto dell’intervento, cinque edifici a uso terziario mai completati e abbandonati da decenni in via Antegnati che, completamente ristrutturati e adeguati alla nuova funzione residenziale, offrono oggi possibilità di alloggio a una serie di famiglie selezionate tramite avviso pubblico in quasi 500 appartamenti destinati all’affitto o alla vendita.

 

Oltre alle caratteristiche consolidate dell’edilizia residenziale a prezzi calmierati, il progetto milanese offre un’opportunità innovativa e interessante ai suoi abitanti: il servizio Circular Housing, ovvero il noleggio di arredi ed elettrodomestici, che si contrappone all’acquisto puntuale da parte del singolo e diventa quindi meccanismo semplice e immediato di risparmio e riduzione dell’impatto ambientale.

 

Il modello imprenditoriale, edilizio e d’uso del nuovo complesso di social housing, coordinato da Redo Sgr, mette dunque insieme più livelli di sostenibilità, riducendo, per ogni appartamento, la produzione di anidride carbonica di ben 370 kg ogni anno, equivalenti a quelli assorbiti, nello stesso lasso di tempo, da un bosco di circa 2.000 metri quadrati di superficie.

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